BATTITO VIOLA

17 marzo

17 MARZO 1988: Nasce Davide Brivio

Ruben Lopes Pegna
 
È milanese il terzino sinistro Davide Brivio, cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta e arrivato a Firenze in comproprietà con la società bergamasca. Davide Esordisce in prima squadra, non ancora maggiorenne, a Torino con la Juventus nella partita di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia persa dalla Fiorentina per 4-1. Cesare Prandelli lo manda in campo dall’inizio salvo poi sostituirlo con Pasqual nell’intervallo. Il debutto in campionato avviene a Treviso alla vigilia della Pasqua 2006 nell’incontro vinto dalla Fiorentina per 3-1 subentrando praticamente al termine della gara a Fiore. Colleziona in campionato un gettone di presenza anche nella stagione successiva (2006/07) al Franchi contro l’Ascoli nella gara vinta dai viola per 4-0 prendendo il posto di Potenza al 67’. Per Brivio, dunque, in viola ci sono in totale tre presenze, due in campionato e una in Coppa Italia. Nell’estate del 2007 il difensore che è sempre in comproprietà tra Fiorentina e Atalanta viene riscattato dal club nerazzurro.
 
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16 marzo

16 MARZO 1872: Iniziano le gare, inizia la passione 

Massimo Cecchi
 
Nel 1872 il gioco del football entra ufficialmente nella dimensione che noi tutti conosciamo: gare ufficiali con una coppa in palio. Gli inglesi arrivano primi per distacco: la loro federazione - la Football Association - è la prima nata nel mondo (1863) e il primo torneo ufficiale è, giustamente, organizzato proprio da loro. Si tratta della Football Association Challenge Cup, la cui prima finale andò in scena il 16 marzo del 1872. Se la contesero nello storico impianto di Kennington Oval di Londra, i Wanderers e i Royal Engineers. L’incontro fu vinto dal Wanderers per 1-0 che riuscirono quindi a portarsi a casa “The little Tin idol” ossia la prima coppa della storia.
In qualità di appassionati, siamo tutti debitori verso quella federazione e quei pionieri che con tanta passione, tanto coraggio e forse anche incoscienza, si impegnarono per organizzare qualcosa di cui neanche loro potevano intuire la futura portata. Da allora si sono disputate altre 132 finali e l’immortale successo della competizione è senz’altro legato alla tradizione e alla formula, semplice, immutabile nel tempo e nella quale anche un Club di dimensioni come il Carpi potrebbe ambire alla vittoria finale. Il punto vincente è che sono gli sponsor a doversi adeguare alla formula e non viceversa.
Il punto vincente è che lo sport e i tifosi sono al centro. Il resto è solo contorno.    
 
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15 marzo

15 MARZO 1997: Bati fa 200 ma la viola è sconfitta

Pier Francesco Nesti
 
Quella della stagione 1996/1997 è una Fiorentina in chiaroscuro, guidata in panchina da Claudio Ranieri, il tecnico romano ormai al passo di addio. Una stagione che ruota tutta attorno alla Coppa delle Coppe (svanita in semifinale contro il Barcellona) e che regala poche gioie in campionato. Ne è un classico esempio la partita che si gioca il 15 marzo a San Siro contro il Milan di Sacchi, che al termine del campionato sarebbe arrivato addirittura undicesimo alle spalle della Fiorentina comunque soltanto nona. 2-0 il risultato finale a favore dei rossoneri grazie alle reti di Desailly al 62’ e al raddoppio di Albertini su calcio di rigore al 90’. Con una Fiorentina incapace di impensierire la porta avversaria difesa allora da Angelo Pagotto…Neppure i raggiungimento di quota 200 gare ufficiali in viola per Gabriel Batistuta riesce a scuotere la squadra da un pericoloso appiattimento di motivazioni in campionato. Eppure la stagione era iniziata sotto i migliori auspici, con una campagna acquisti importante e la vittoria della Supercoppa Italiana proprio contro il Milan. Ma a Firenze c’era voglia di rinnovamento dopo quattro anni con il “sergente di ferro” Ranieri, un rinnovamento che sarebbe culminato in estate con l’arrivo di Alberto Malesani e dei suoi pantaloncini corti “esibiti” in panchina.
 
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14 marzo

14 MARZO 2010: Espugnato il S.Paolo

Filippo Luti
 
Reduci dall’immeritatissima e dolorosa eliminazione dalla Champions League ad opera del Bayern, la Fiorentina scende a Napoli cercando di rimediare a una classifica poco soddisfacente (frutto di una serie di gare sfortunate o male arbitrate come non si vedeva a Firenze da qualche anno). Stavolta però la dea bendata sorriderà ai gigliati nonostante lo svantaggio iniziale realizzato al 48° da Lavezzi. Pochi minuti dopo, lo stesso “Pocho”, si incunea in area ma Felipe lo stende nettamente. Il pubblico invoca rigore e cartellino rosso, ma Banti lascia correre e 60 secondi dopo la Fiorentina trova il pareggio grazie a Gilardino ben servito da Jovetić. Manca ancora mezzora ma il Napoli non riuscirà più a farsi pericoloso e verrà nuovamente castigato da Gilardino, ancora servito da Jovetić. Lo stesso montenegrino sarà infine l’autore della terza rete che arriva in pieno recupero con una dinamica tutta particolare: il portiere De Sanctis si spinge nell’area gigliata per sfruttare un angolo ma l’azione sfuma e il giovanissimo Babacar, cercando di approfittare della porta sguarnita, prova da distanza siderale servendo involontariamente l’accorrente Jo-Jo che indisturbato appoggia facilmente in rete il pallone.
 
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13 marzo

13 MARZO 1899: Béla Guttmann, il 4-4-2 e una maledizione 

Massimo Cecchi
 
Tra i tanti tecnici di football del novecento che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo tattico del gioco, un posto di rilievo lo occupa senza dubbio l’ungherese Béla Guttmann. Egli nasce oggi 13 marzo nell’ultimo anno del diciannovesimo secolo e, dopo una carriera agonistica non folgorante, comincia ad allenare sfoderando da subito doti carismatiche indispensabili per motivare i propri giocatori. Oltre questo, Guttmann cercò da subito di innovare il gioco delle proprie formazioni, arrivando a introdurre in Brasile - al termine di alterne fortune anche in Italia alla guida di Padova, Triestina, Milan e Vicenza - uno schema tattico ancora oggi ampiamente utilizzato: il 4-4-2. Munendo maggiormente la difesa e alimentando maggiormente l’attacco con lo spostamento di due giocatori dal classico schema WM, il San Paolo di Guttmann vinse il “paulistão” prima di approdare in Portogallo, al Porto e poi al Benfica, club con i quali si aggiudicò tre campionati, una Coppa nazionale e due Coppe dei Campioni. Nel 1962, al termine di una delle sue trionfali stagioni con il Benfica, per una lite con la società circa un premio in denaro da lui richiesto e negato, Guttmann lanciò la sua nota maledizione nei confronti del Benfica che, da quel momento non ha più vinto una Coppa del Campioni pur disputando ben cinque finali: contro il Milan nel 1963, contro l’Inter nel 1965, contro il Manchester United nel 1968, contro il PSV nel 1988 e ancora contro il Milan due anni dopo. 
L’aspetto buffo è che al Benfica ci credono davvero a questa fregnaccia della maledizione, tanto è vero che lo stesso grandissimo Eusebio, prima della finale del 1990 contro il Milan, andò a chiedere una “dispensa” sulla tomba del grande tecnico scomparso pochi anni prima. I più convinti della buia profezia, allargano il discorso delle finali anche alle altre competizioni continentali citando la finale di Coppa U.E.F.A. del 1983 perduta dal Benfica contro l’Anderlecht, e quelle di Europa League del 2013 e del 2014 perdute rispettivamente contro il Chelsea e il Siviglia.
Insomma: a Lisbona confondono la sfiga con le fattucchiere. 
C’è qualcuno che si augura di incontrare i portoghesi in un’ipotetica finale della Fiorentina?      
 
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12 marzo

12 MARZO 1933: Galeotta fu la rovesciata di Levratto, lo “sfondareti” 

Massimo Cecchi
 
L’annata viola 1932/33 non ricalca la precedente nella quale i ragazzi di Fellsner erano stati la vera rivelazione del torneo calcistico. L’eccessivo protagonismo di Petrone e una campagna acquisti indirizzata dallo stesso asso uruguayano, avevano fatto perdere entusiasmo e smalto alle giocate degli uomini migliori. In attesa del peggio - di lì a poco Petrone saluterà la banda - la metà della classifica è ormai il destino di questa stagione tra alti e bassi e quasi mai con mordente. Il 12 marzo del 1933 vede la Fiorentina impegnata all’Arena Civica di Milano contro l’Ambrosiana di Meazza e Frione: una buona prova del primo tempo spiana la strada per il vantaggio a inizio ripresa con Borel, oggi sostituito di Petrone al centro dell’attacco, che sorprende Ceresoli con un bel tiro non trattenuto dal portiere nerazzurro. Il tocco finale di Gringa che ribadisce a rete arriva quando la palla ha già probabilmente superato la linea bianca: la realizzazione è quindi da attribuire al ventunenne Aldo Giuseppe indicato come primo per distinguerlo dal fratello Felice, anch’egli calciatore. 
L’inaspettato vantaggio spinge ulteriormente i viola all’attacco ma, intorno al ventesimo, è l’istriano Mihalic a pareggiare per i padroni di casa. Il tempo scorre senza grandi emozioni e, quando sembra che il punteggio di parità possa giungere sino alla fine, Virgilio Felice Levratto lo “sfondareti” (e futuro allenatore della Fiorentina Campione d’Italia in coppia con Bernardini) si inventa una rovesciata da fuori area degna di Mauro Bressan che va a insaccarsi alle spalle di un esterrefatto Ballanti. Mancano appena dieci minuti al triplice fischio ma, anziché il pareggio viola, arriva anche la terza rete dell’Ambrosiana a opera di De Maria.
Il 3-1 finale non rende giustizia alla prova dei viola ma, si sa, quando una stagione nasce storta, impossibile è raddrizzarla.    
 
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11 marzo

11 MARZO 1956: Il freddo ed il vento non fermano la corsa tricolore della "verde" Fiorentina

Roberto Vinciguerra
 
L'imbattuta Fiorentina arrivava alla 22° giornata del campionato di Serie A 1955-56 forte di cinque vittorie consecutive, grazie alle quali aveva rafforzato la prima posizione in classifica ed aveva portato a nove i punti di distacco sulla seconda in classifica, cioè il Milan. Quell'11 marzo 1956 il Comunale di Campo di Marte ospitava il Bologna di Campatelli, incredibilmente penultimo in graduatoria, quindi affamato di punti. Bernardini, che doveva fare a meno degli indisponibili Sarti, Rosetta e Bizzarri, poteva contare sostanzialmente sull'attacco esplosivo che gli aveva garantito 15 reti nelle ultime sei gare.
In 50.000 circa affollarono lo stadio fiorentino e 5.000 bolognesi circa sfidarono il freddo pungente che stava attanagliando Firenze in quei giorni. La squadra gigliata scese in campo con la maglia verde. L'intera gara venne ampiamente condizionata dal vento, che non permise alle due squadre (soprattutto ai viola) di poter giocare ai migliori livelli. Il Bologna cercò soprattutto di difendersi per evitare la sconfitta, riuscendo, talvolta a ripartire in contropiede, proprio come successe ad un minuto dal termine quando Pivatelli rischiò di infrangere il record di 21 gare utili consecutive dei viola, grazie ad un tiro molto forte sul quale Toros si esibì in una spettacolare, quanto efficace, parata in tuffo.
Lo zero a zero finale, per come era maturato, accontentò entrambe le squadre. La Fiorentina, da canto suo, nonostante il Bologna avesse stoppato la striscia di cinque successi consecutivi, poteva ritenersi soddisfatta del pari maturato fra gli spalti amici, anche alla luce del fatto che il Milan aveva perso il derby negli ultimi minuti di gara.
La Fiorentina, in generale, festeggiò in particolare questo pareggio in quanto era molto prossima la possibilità di eguagliare il record dell'Udinese di 23 risultati utili consecutivi in Serie A (stabilito l'anno precedente). Bergamo e l'Atalanta erano avvisati.
 
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